Durante gli anni 60 i mod, sottocultura giovanile londinese caratterizzata dal look curato e innovativo, iniziarono a vestirsi in modo più comodo, utilizzando jeans e anfibi.

Da questa corrente si svilupperanno gli skinhead, che non basavano la loro identità su un’ideologia politica, ma su elementi legati alla musica e all’abbigliamento. Gli skin si appropriarono delle Doctors, che non erano più le scarpe dei lavoratori, ma il simbolo di un’intera sottocultura.

La naturale evoluzione degli skinhead, i punk, affiancarono all’uso delle Converse All Stars le Dr. Martens: gli stivaletti diventano così popolari da contagiare e vestire altre culture giovanili derivate dalle prime, i movimenti ska, new wave, grunge, e underground avevano tutti gli stivaletti Dr. Martens ai piedi.

Negli ultimi anni, l’iconico boot, è stato protagonista di collaborazioni eccellenti nel mondo della moda, con Jean-Paul Gaultier, Vivienne Westwood, Jimmy Choo e Yohji Yamamoto, e dal suo successo con i mod non è mai passato di moda. Perché non è una moda ma un’icona senza tempo

 

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